Caffè nero senza zucchero: uno studio lo collega a un tratto inquietante della personalità
Uno studio fresco di pubblicazione scuote la routine mattutina: chi preferisce il caffè nero senza zucchero mostra più spesso tratti di personalità legati alla freddezza emotiva. Il dato non è l’unica sorpresa. Alle spalle c’è anche la solida conferma che l’espresso puro, bevuto in dosi moderate, regala un piccolo bonus di longevità.
La ricerca americana incrocia infatti psiche e salute: meno zucchero, meno grassi, meno rischi cardiaci, però un pizzico di inquietudine caratteriale. Curioso, vero?
Caffè nero e tratti psicopatici: cosa raccontano i dati
Il team della rivista Appetite ha messo sotto la lente più di 1.000 adulti. Risultato: chi dichiara di amare l’amaro assoluto ottiene punteggi più alti nei test che misurano egoismo, impulsività, assenza di empatia. Non è una condanna, ma una correlazione statistica, spiegano gli autori. Forse la tolleranza al gusto amaro riflette un sistema nervoso in cerca di stimoli forti.
Dalla Baviera a Palermo: il fascino dell’amaro puro
Nei bar di Monaco la moda del “schwarz, bitte” cresce da anni. Lo conferma Helga, barista di Sendlinger Tor, che nota come gli habitué del nero totale parlino poco e osservino molto. Intanto a Palermo i torrefattori artigianali vendono miscele senza robusta per enfatizzare l’amaro elegante, quasi cioccolatoso; i clienti più giovani le scelgono per sentirsi “più adulti”.
Cuore protetto: il verdetto della Tufts University
Passiamo al corpo. L’indagine della Friedman School su 46.000 statunitensi rivela che 1-2 tazze di caffè con caffeina, zero zucchero o quasi, riducono la mortalità generale del 14 %. Con 2-3 tazze il beneficio sale appena, poi si appiattisce. Superate le tre dosi al dì l’effetto cardio-protettivo svanisce, probabilmente per il picco di cortisolo.
Quanto dolcificante rovina il vantaggio?
I ricercatori fissano il limite a 2,5 g di zucchero per tazza, circa mezzo cucchiaino. E solo 1 g di grassi saturi (l’equivalente di un cucchiaio di panna leggera). Oltre questi valori il rischio torna a quello dei non bevitori. Traduzione casalinga: se ami latte condensato o sciroppi, la scienza non è dalla tua parte.
Psicopatia o palato raffinato? L’altra lettura possibile
Gli psicologi ricordano che la preferenza amara, da sola, non basta a diagnosticare nulla. Può dipendere da fattori culturali: in Baviera si cresce con il radicchio, in Puglia col caffè in ghiaccio amaro. L’amaro diventa così un badge di maturità sensoriale; chi lo sfoggia vuole mostrarsi forte, indipendente, non necessariamente privo di sentimenti.
Come godersi l’espresso “scuro” senza drammi
Prima regola: chicchi freschi, tostatura media. Seconda: estrazione corta, 25 secondi, crema nocciola, niente zuccheriera a portata di mano! Terza: fermarsi alla seconda tazzina, magari abbinarla a un pretzel tiepido per una fusione bavarese-italiana che smorza l’amaro e addolcisce l’umore.
A 38 anni, sono una geek dichiarata e appassionata. Il mio universo ruota attorno ai fumetti, alle ultime serie TV di culto e a tutto ciò che fa battere forte il cuore della cultura pop. Su questo blog vi apro le porte del mio piccolo ‘regno’ per condividere con voi i miei highlight personali, le mie analisi e la mia vita da collezionista

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